Come avviare un birrificio

 

Tra le bevande alcoliche più amate di sempre c’è sicuramente la birra. In fondo a dimostrarlo sono anche i dati statistici, per i quali le vendite subiscono incrementi annuali di circa il 10% ormai dal lontano 2014. Sarà proprio per questo trend, molto più che positivo, che molte persone cercano di fare del loro amore per la birra un vero e proprio lavoro.

 

Si lanciano cioè nell’avventura della produzione artigianale della bevanda al luppolo, avviando un birrificio che posa dare soddisfazione nel lungo termine.

Al fine di intraprendere questa interessante attività, c’è bisogno di seguire un particolare iter, non solo dal punto di vista burocratico. Cerchiamo dunque di vedere insieme come si può approfittare di questa aspirazione per raggiungere il successo in un settore cosi particolare e curioso.

 

 

I primi passi da seguire

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Per aprire un birrificio, la prima cosa da fare è riuscire ad individuare un locale che sia idoneo all’attività e alla produzione. Se per altre tipologie di aziende questa è una scelta facile, per la produzione di birra la cosa si fa un tantino più complicato. Questo perché non solo occorre spazio a sufficienza per poter ospitare macchinari e tutto l’occorrente ai fini della produzione, ma perché bisogna stare anche in regola con le nome igienico sanitarie. Anzi a tal proposito, prima di ogni altra cosa sarà opportuno effettuare un controllo rivolgendosi all’Asl locale per verificare quali sono i requisiti strutturali minimi imposti dalla normativa.

 

In genere comunque, è necessario uno spazio sufficiente ad ospitare:

  • un deposito per la conservazione delle materie prime;

  • un’area dedicata alla produzione;

  • un locale di stoccaggio per il prodotto finito;

  • uno spazio da adibire a spogliatoio;

  • un servizio igienico completo di zona cd “antibagno”;

  • gli uffici.

 

Ogni ambiente è a sé stante e deve rimanere separato dagli altri (per far ciò basta semplicemente utilizzare dei pannelli in cartongesso). Seguendo poi alla normativa vigente, il soffitto deve avere una distanza minima di 3,5 m dal pavimento. E ovviamente, lo stabile deve essere dotato degli scarichi e degli impianti a norma.

Sempre per la scelta del locale giusto, è importante anche considerare che occorre lo spazio per installare una canna fumaria idonea, che sia in grado di convogliare all’esterno i vapori originati dalla produzione.

 

 

I macchinari di produzione

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Per quel che riguarda l’impianto di produzione non deve mancare un serbatoio di acqua calda, nonché un mulino che macini il malto e schiacci i chicchi. Al contempo occorrono anche una caldaia di “ammostamento”, un chiller (scambiatore di calore necessario a ridurre la temperatura del mosto dopo la fase di ebollizione). E poi infine bisogna dotarsi di un fermentatore e di un sistema di riscaldamento (con un bruciatore a gas metano, GPL o elettrico, a resistenza o ad induzione)

 

L’iter burocratico per l’apertura di un birrificio

Dal punto di vista della burocrazia ovviamente bisogna creare una società come prima cosa. Con l’aiuto di un consulente, di un professionista, bisogna definire l’atto costitutivo e delineare uno statuto, entrambi da sottoscrivere in presenza di un notaio. I documenti vanno poi depositati presso il Registro delle Imprese competente per la registrazione.

A questo punto siamo pronti per l’apertura della Partita Iva, dopodiché bisogna fare domanda per ottenere la licenza dall’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane. Alla domanda va poi allegata una richiesta scritta in carta da bollo, una documentazione che attesti di essere in regola con la partita iva e con l’iscrizione alla Camera di Commercio. Va altresì presentata la piantina del locale, corredata di una relazione tecnica sugli impianti e di tutta la documentazione sanitaria. Infine bisogna allegare anche l’atto costitutivo della società.

 

 

Il costo per l’apertura di un birrificio

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L'investimento iniziale è sicuramente la più grande preoccupazione che un soggetto potenziale imprenditore si pone quando vuole avviare un’attività. Per questa tipologia di azienda però non è facile fare un calcolo approssimativo per stabilire un budget, anche perché ci sono molto fattori da considerare. Tra questi infatti troviamo le dimensioni del locale, i volumi di produzione, la tipologia di strumentazione, il processo lavorativo, il personale e così via.

Gli impianti ad esempio hanno un costo commisurato alla loro capacità, ovvero al volume di birra che possono produrre per ogni singola cotta. Si pensi, ad esempio, che se un impianto ha capacità di 220 litri può costare anche settemila euro. Per un impianto da 460 litri, si superano i diecimila euro. Ovviamente vanno poi acquistati i fusti, le bottiglie, va arredato un intero locale alla mescita delle birre. Insomma è possibile anche sforare i 200 mila euro di budget per mettere in piedi l’attività.

In questa somma va fatto anche rientrare il rapporto di collaborazione che il produttore deve stabilire con ditte fornitrici che producano delle etichette da apporre sulla bottiglia, aziende come ad esempio Weber Marking System Italia.

All’interno di queste etichette si deve indicare non solo il logo dell’azienda produttrice, ma anche gli ingredienti con cui si realizza la birra.

Se si tratta di un esborso troppo alto per le tue tasche, ma il desiderio di avere una simile attività ti coinvolge a pieno ritmo, comunque, potresti richiedere un finanziamento o accedere ai fondi europei che spesso finanziano a fondo perduto le nuove attività.

 

Aprire un birrificio in Franchising?

L’iter burocratico misto al budget potrebbero essere un qualcosa di non poco spaventoso agli occhi di coloro che vogliono intraprendere questa strada. In particolare chi non ha le giuste competenze e le giuste risorse potrebbe trovarsi spaesato.

In alternativa però può sempre rivolgersi ad una ditta madre per una proposta di collaborazione in franchising. Attraverso l’affiliazione si risolvono non pochi problemi, in quanto la ditta madre è pronta a supportare e a sostenere i suoi affiliati ancor prima dell’avvio dell’attività.

Dal punto di vista economico, ad esempio, lavorare in franchising richiede l’investimento di una somma largamente inferiore rispetto a quella prospettata poc’anzi. Ci sono aziende madri che partono addirittura con una richiesta minima di 30 mila euro, provvedendo poi per il resto a tutto loro.  Queste offerte più convenienti vanno ulteriormente incontro alle necessità dell'affiliato, consentendogli di corrispondere un canone mensile all’azienda madre, calcolata in percentuale sul venduto o altri lievi vincoli commerciali.

Anche dal punto di cista formativo, l’azienda madre consente al potenziale imprenditore e ai suoi collaboratori di prendere parte a dei corsi specifici, che non fanno riferimento solo all’attività produttiva ma anche a quella imprenditoriale e di gestione quotidiana. Vengono offerte tra l’altro pure risorse di marketing e rapporti privilegiati con produttori e altri imprenditori, requisiti questi non facilmente ottenibili se si lavora in autonomia.